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Le imprese lavorano in ambienti asfittici, le famiglie sono in difficoltà nell’uso quotidiano dei mezzi normali di pagamento, quali bancomat e carte di credito, tutta l’economia soffre per mancanza di consumi e quindi di denaro.
Ma ci sono dei responsabili? Forse. Molte opinioni raccolte tra le imprese dal Triveneto, non lasciano fraintendimenti, i grandi gruppi bancari nazionali, nonostante l’appello del presidente dell’ABI Mario Draghi, continuano a tutelare i loro interessi senza far caso che, probabilmente, una ripresa dell’economia potrebbe giungere proprio da loro, semplicemente consentendo un maggior flusso di denaro alle imprese ed alle famiglie.
Si discostano abbastanza da questa modalità operativa, le piccole banche, dal credito cooperativo alle casse di risparmio con poche filiali; probabilmente la loro origine popolare e la maggior fiducia nell’impresa locale, continua a rendere un volano di entusiasmo per l’economia che ha reso grande il NordEst.
Forse anche i gruppi bancari nazionali, non vogliono tradire le proprie origini, spesso legate ad un’economia di macroscala e poco trasparente, o comunque per nulla vicina alla gente ed alle imprese locali, tanto che nessuna di queste ha sede nel nostro territorio nord-orientale.
Come evolvere quindi da questa fase di stallo, poco consona alle mentalità degli imprenditori del Triveneto? Forse si dovrebbe boicottare gli istituti che a fronte di garanzie e fatturati, continuano ad ostacolare la ripresa economica del paese.
Approfondiremo questo tema nei prossimi giorni con interviste ad esperti ed utenti.
E’ ormai noto che un grave deficit nelle imprese del NordEst è dato dal pessimo rapporto con i vari mezzi di comunicazione e promozione, forse per una cultura limitata o per una fascia generazionale di manager, lontana nel tempo dalle attuali necessità di mercato.
La televisione e la radio insieme alla carta stampata ed alla cartellonistica, che già sono poco utilizzate dalle aziende Venete, non bastano più, ormai da anni le grandi imprese vendono e comunicano su internet.
Cosa aspettano le imprese del Nordest? Aspettano e basta. Infatti non riconoscono con celerità la necessità di adeguare la visibilità, o peggio ancora, non hanno mai affrontato un piano di comunicazione annuale probabilmente perché superbi del loro mercato o spaventati dai costi della pubblicità.
Eppure i maggiori creativi della comunicazione nazionale, spesso sono cresciuti nel TriVeneto.
Come rimediare a questo deficit imprenditoriale? Sicuramente istruendo le nuove generazioni di manager e capi d’azienda, ma anche, affrontando con integrazione immediata, attraverso le varie associazioni di categoria, corsi e presentazioni sulle moderne modalità di comunicazione e presentando i costi e sistemi di una buona promozione.
Il territorio veneto inserito tra le due regioni a Statuto autonomo, che per morfologia e storia sono sempre state considerate un’unica realtà, svolge da molti decenni il ruolo della serva.
La costituzione delle Regioni, ha portato una separazione soprattutto con l’assegnazione delle condizioni agevolate al Friuli V.G. ed al Trentino AltoAdige come ad altre regioni italiane, creando non pochi disagi e frustrazioni per i territori Veneti. E se il Veneto fosse anch’esso a statuto autonomo? Probabilmente la Regioni confinanti, si riavvicinerebbero in maniera determinante alla Regione che potrebbe diventare la Nuova Helvetia, per ovvi motivi di freschezza e determinazione economica e per vocazione territoriale esclusiva.
Forse è una situazione irrealizzabile, per ragioni di Stato, forse per gelosie campanilistiche, forse per altre oscure ragioni. Nel frattempo il Veneto langue sotto i colpi di scure della crisi economica mondiale.
In data odierna è stato approvato dal Cdm lo schema per l’identificazione delle aree interessate alla nascita di nuovi siti nucleari. Le località interessate, dovranno ovviamente essere distanti dalle zone abitate, in aree ricche di acqua ed integrabili alla rete elettrica nazionale in maniera logisticamente strategica. I primi a trarne benefici economici saranno gli enti locali con un contributo di 3.000 euro a Mwh nel periodo cantieristico., a crescere in fase di attività della centrale. Tali bonus, mediamente di alcuni milioni di euro l’anno, saranno suddivisi per il 40% agli enti locali e per il 60% ai residenti ed alle imprese interessate, non con un rimborso diretto ma con detrazioni dai consumi e tassazioni quali: Tarsu, Irpef, Irpeg e dell'Ici.
Ma tali siti energetici sono veramente necessari? E se si, sono l’unica alternativa alla crescente richiesta di energia? Probabilmente no. Tanto che molte aziende artigianali ed in particolar modo quelle agricole, negli ultimi anni stanno investendo nel fotovoltaico, ottenendo autonomia totale per il proprio fabbisogno. Anche Enel ed Edison stanno investendo in grandi centrali fotovoltaiche ed eoliche in tutta la nazione. Cosa offrono in più le centrali nucleari? Forse solo più paura. Un tema delicato che richiede un dibattito tra esperti e che comunque non esuli dal parere dei cittadini.